Crediamo in Dio e in tutti i Suoi Profeti

Di': “Crediamo in Allah e in quello che ha fatto scendere su di noi e in quello che ha fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e le Tribù, e in ciò che, da parte del Signore, è stato dato a Mosè, a Gesù e ai Profeti: non facciamo alcuna differenza tra loro e a Lui siamo sottomessi”. [Corano, 3:84]

31 dicembre 2011

Chi sono i "muhsinin" (khutbah 30.12.2011)

23. Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro "uff!" e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto,
24. e inclina con bontà, verso di loro, l'ala della tenerezza; e di': "O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo" 
[Corano, 17:23-24]

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27 dicembre 2011

Le "piste" per il dialogo con i mussulmani

Le "piste" per il dialogo con i mussulmani  

di Davide Adamoli 

Una votazione che non va secondo le previsioni, e i musulmani perdono il diritto di costruire minareti sul territorio elvetico. Nel 2009 a livello politico e mediatico fu grande la sorpresa per il risultato dell’iniziativa promossa dall’UDC. Constatando la distanza esistente fra comunità musulmana e parte della popolazione elvetica, la Consigliera federale Evelyne Widmer Schlumpf volle instaurare un dialogo istituzionale fra 18 personalità rappresentative della comunità musulmana elvetica (fra cui l’imam di Lugano Radouan Samir Jelassi) e la Confederazione. Ora è stato pubblicato il rapporto finale di quest’esperienza di dialogo.

Numerosissimi i punti toccati: dalla base di valori e regole su cui si deve fondare il rapporto fra cittadini, Stato e religione, agli interventi che lo Stato potrà adottare in vista di una migliore integrazione dei diversi segmenti della comunità musulmana elvetica, fino a una serie di constatazioni sulle problematiche aperte, e le risposte finora adottate. Fra questi anche temi caldi come la formazione degli imam o il ruolo svolto dai media nell’associare islam e terrorismo o violenza.

Con l’imam Jelassi abbiamo deciso di ripercorrere il rapporto citato, per mettere a fuoco proprio i passaggi più significativi.

Come giudica l’iniziativa e il clima di lavoro del dialogo voluto dalla Confederazione?

«Vorrei ricordare il contesto nel quale nacque questo forum tra Confederazione e i rappresentanti della Comunità musulmana svizzera. Le condizioni erano davvero molto difficili. Dopo la votazione contro i minareti c’erano sentimenti di frustrazione, rabbia, insicurezza. L’iniziativa ha portato due messaggi importanti. Da un lato abbiamo capito l’intenzione della Confederazione di rispettare i suoi cittadini. E lo dico perché la votazione rischiava di danneggiare una lunga tradizione svizzera sulla convivenza pacifica sulle religioni. D’altro lato la comunità musulmana, malgrado l’amarezza, ha partecipato al dialogo dimostrando saggezza e civiltà. E questo per garantire la pace sociale e religiosa. L’atmosfera è stata molto costruttiva e la Comunità musulmana ha espresso le sue idee sul dialogo interreligioso e culturale. È stata un’ottima occasione per dimostrare che la Svizzera si fa da garante delle minoranze religiose». 

Cosa non sai dell'Islam - IMMAGINI FORTI

Cosa non sai dell'Islam - IMMAGINI FORTI

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17 dicembre 2011

Educazione islamica: la giusta via di mezzo (al Wasatya)

al Wasatya: la giusta via di mezzo (Educazione islamica)

Conferenza su cosa sia la via di mezzo, la moderazione, l'equilibrio nell'Islam

Da Abu Hurayra r.A.a.
Disse il Profeta sallAllahi 'alayhi wa sallam:
"La religione e' leggera, e non si rendera' dura la religione senza esserne schiacciati; seguite la via giusta, ponetevi nel giusto mezzo, rasserenatevi, e chiedete soccorso all'aurora ed al crepuscolo, ed un poco la notte"
Lo ha trasmesso Al Bukhari

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16 dicembre 2011

LA Hijra: Confidare in Dio (Khutbah 16.12.2011) - Al-Tawakkul A'lal-Allah

LA Hijra: Confidare in Dio (Khutbah 16.12.2011) - Al-Tawakkul A'lal-Allah

 Sermone del Venerdì
Tema: La assoluta fiducia in Dio dimostrata dal Profeta durante la Hijra (migrazione de Mecca a Medina)

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14 dicembre 2011

Educazione islamica: Il rispetto della opinione altrui

Educazione islamica: Il rispetto della opinione altrui 

Relatore: Dr. Saleh ABDURRAHIM

Tema:
Rispettare l'opinione dell'altro é parte integrante della educazione islamica

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Conferenza del Dr. Saleh, Professore in educazione all'Università del Kuwait, esperto  in educazione religiosa islamica. Il Fratello Saleh é molto conosciuto e rispettato in Kuweit per la sua sapienza e i suoi scritti.

 

9 dicembre 2011

La Hijra: L'Islam é arrivato con i sacrifici (khutbah 09.12.2011)

La Hijra: L'Islam é arrivato con i sacrifici (khutbah 09.12.2011)  Tema: L'esempio dei sacrifici di Abu Bakr e Ali (che Allah sia soddisfatto di loro) durante la Hijra (la migrazione da Mecca a Medina) e l'importanza di lavorare per l'Islam sempre, ovunque e comunque.

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8 dicembre 2011

Il Ponte: “L’immigrazione islamica”

con Zlatko Hodzic

puntata del 03.12.2011 

Ayman Abustet a "Il Ponte"
Dopo gli atti terroristici negli Stati Uniti, l’Occidente ha radicalmente cambiato la percezione dell’Islam e dei musulmani. Nella rabbia e la paura da estremismo islamico, tutti i musulmani indipendentemente dalla provenienza sembrano messi “sotto la lente” delle società d’approdo. In Svizzera convivono circa 400 mila persone di religione musulmana, e nonostante stragrande maggioranza sia ben integrata , si trovano sotto il tiro dei populisti e soggetto dei calcoli politici.
“L’immigrazione islamica: accoglienza civile o nuovi capri espiatori?” è stato il titolo di una serata di lavoro presso il Centro Documentazione e Ricerca sulle Migrazioni della SUPSI di Manno.

In studio il Nostro fratello Ayman, membro Commissione cantonale all’integrazione degli stranieri del Ticino.

Guarda la puntata



Qui sotto potete vedere la conferenza del Professor Allievi per intero





Qui sotto potete trovare anche Franco Cardini.

Franco Cardini, noto professore di Storia Medievale e studioso del fenomeno delle crociate, espone le sue riflessioni sul moderno fenomeno di intolleranza religiosa nei confronti dell'Islam da parte di gruppi politici o individui che spesso si riferanno agli ordini templari o ai crociati, ma senza avere la minima idea di ciò di cui parlano. L'Islam contiene in sè qualcosa che la tradizione cristiana ha ormai abbandonato da secoli...

26 novembre 2011

L'immigrazione islamica e le nuove crociate

Accoglienza civile o ricerca di nuovi capri espiatori?

Relatore: Stefano Allievi, ritenuto il massimo esperto italiano di Islam ed immigrazione islamica

guarda la conferenza su youtube




Qui sotto potete trovare anche Franco Cardini.

Franco Cardini, noto professore di Storia Medievale e studioso del fenomeno delle crociate, espone le sue riflessioni sul moderno fenomeno di intolleranza religiosa nei confronti dell'Islam da parte di gruppi politici o individui che spesso si riferanno agli ordini templari o ai crociati, ma senza avere la minima idea di ciò di cui parlano. L'Islam contiene in sè qualcosa che la tradizione cristiana ha ormai abbandonato da secoli...


Un nuovo anno: resoconti e progetti futuri (Khutbah 25.11.2011)

Un nuovo anno: resoconti e progetti futuri (Khutbah 25.11.2011)
Tema: come fare autocritica dell'anno passato, e come migliorarsi per l'anno a venire.

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23 novembre 2011

IL CROLLO DELLA TEORIA DELL'EVOLUZIONE

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I più, qualora si parli di "teoria dell'evoluzione" o "darvinismo", pensano che tali concetti riguardino soltanto il campo della biologia e che non abbiano alcuna rilevanza nell'ambito della loro vita quotidiana. Questa è un'idea sbagliata, in quanto, ben lungi dall'essere una semplice nozione biologica, la teoria dell'evoluzione costituisce la base di una filosofia disonesta che ha soggiogato un gran numero di persone. Tale filosofia è il "materialismo", il quale riunisce in sé una congerie di false teorie al fine di spiegare le cause e le modalità della nostra esistenza. Il materialismo sostiene che non vi è nulla se non la materia e che essa è l'essenza di tutto, sia essa organica che inorganica. Muovendo da tali premesse, nega l'esistenza di un divino Creatore, cioè, Allah. Riducendo tutto ad un simile livello, questa idea trasforma l'uomo in una creatura interessata soltanto alla materia, volgendo le spalle, di conseguenza, a qualsiasi genere di valore morale. Ciò rappresenta il principio dei grandi disastri destinati ad abbattersi sulla vita dell'uomo. www.harunyahya.com

19 novembre 2011

Traslitterazione del Sacro Corano


Impara a leggere e pronuciare il Corano in italiano e molte altre lingue

Italiano: http://transliteration.org/quran/WebSite_CD/MixItalian/Fram2E.htm




Esempio con Surah Al Fatiha

Bismi Al-Lahi Ar-Raĥmāni Ar-Raĥīmi [1.1] In nome di Allah , il Compassionevole, il Misericordioso. بِسْمِ اللَّهِ الرَّحْمَنِ الرَّحِيمِ
Al-Ĥamdu Lillahi Rabbi Al-`Ālamīna [1.2] La lode [appartiene] ad Allah, Signore dei mondi, الْحَمْدُ لِلَّهِ رَبِّ الْعَالَمِينَ
Ar-Raĥmāni Ar-Raĥīmi [1.3] il Compassionevole, il Misericordioso, الرَّحْمَنِ الرَّحِيمِ
Māliki Yawmi Ad-Dīni [1.4] Re del Giorno del Giudizio. مَالِكِ يَوْمِ الدِّينِ
'Īyāka Na`budu Wa 'Īyāka Nasta`īnu [1.5] Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto. إِيَّاكَ نَعْبُدُ وَإِيَّاكَ نَسْتَعِينُ
Ahdinā Aş-Şirāţa Al-Mustaqīma [1.6] Guidaci sulla retta via, اهْدِنَا الصِّرَاطَ الْمُسْتَقِيمَ
Şirāţa Al-Ladhīna 'An`amta `Alayhim Ghayri Al-Maghđūbi `Alayhim Wa Lā Ađ-Đāllīna [1.7]la via di coloro che hai colmato di grazia8 , non di coloro che [sono incorsi] nella [Tua] ira , né degli sviati . صِرَاطَ الَّذِينَ أَنْعَمْتَ عَلَيْهِمْ غَيْرِ الْمَغْضُوبِ عَلَيْهِمْ وَلاَ الضَّالِّينَ


Albanese: http://transliteration.org/quran/WebSite_CD/MixAlbanian/Fram2E.htm

Sermone: Nell'ombra del Corano (Khutbah 18.11.2011)

Sermone: Nell'ombra del Corano (Khutbah 18.11.2011)
Il Corano é una guida per il credente

Guarda il video su youtube

12 novembre 2011

Sermone: Le donne e la fratellanza (Khutbah 11.11.2011)

Il sermone di addio del Profeta Muhammad (Pace e Benedizioni su di lui)
Temi:
1. La fratellanza
2. L'Usura
3. Come trattare le donne

Guarda il video


 

10 novembre 2011

Macellazione islamica

Questo video mostra come avviene la macellazione islamica (Halal), nella sua misericordia e naturalezza.



118. Mangiate di quello sul quale è stato menzionato il Nome di Allah, se credete nei Suoi segni.
119. Perché non mangiate quello su cui è stato pronunciato il Nome di Allah, quand'Egli vi ha ben spiegato quello che vi ha vietato, a parte i casi di forza maggiore? Molti traviano gli altri a causa delle loro passioni e della loro ignoranza. Il tuo Signore conosce i trasgressori meglio di chiunque altro.
120. Lasciate la forma e la sostanza del peccato. Coloro che si caricano del peccato saranno compensati per quello che avranno guadagnato.
121. Non mangiate ciò su cui non sia stato pronunciato il Nome di Allah: sarebbe certamente perversità. I diavoli ispirano ai loro amici la polemica con voi. Se li seguiste sareste associatori.
[Corano, 6:118-121] 

 
06.05.12 RETE UNO: ALIMENTAZIONE HALAL E KOSHER (21'20" - 19.53MB)
(con Sheikh Samir Radouan Jelassi)


Invocazioni da recitare dopo le preghiere obbligatorie

Cosa recitare una volta finita la preghiera?


Segui questo link per ascoltare l'audio





4 novembre 2011

3 novembre 2011

Settimana delle religioni (5-12 Novembre 2011)

L'ULTIMO SERMONE DEL PROFETA





Pronunciato il Nono giorno del Mese del Pellegrinaggio del 10 dell'Egira, sul monte Arafat, nella valle di Uranah - febbraio 632 d.C.

"Sia lode a Dio: noi lo lodiamo, Gli chiediamo soccorso, imploriamo il suo perdono e andiamo a Lui; noi cerchiamo la sua protezione contro I vizi della nostra anima e contro le nostre cattive azioni. Chiunque guidato da Dio non si smarrisce, e chiunque è da Lui perso non può essere guidato da alcuno.

Vi prescrivo, o servitori di Dio, il timore di Dio e vi incito alla sua obbedienza. Cerco così di cominciare con ciò che è meglio.

O gente, ascoltatemi con attenzione, poichè non so se, dopo quest'anno, sarò ancora tra voi.
Quindi ascoltate le mie parole e memorizzatele affinchè possiate tramandarle a coloro che oggi non sono presenti.

O gente, così come considerate sacri questo mese, questo giorno e questa città, allo stesso modo considerate la vita e la proprietà di ognuno di voi. Restituite i beni che vi sono affidati ai legittimi proprietari e non nuocete ad alcuno, cosicchè nessuno possa nuocervi.
Ricordate che un giorno incontrerete il vostro Signore, e che Egli vi chiederà conto delle vostre azioni. Dio vi ha interdetto il prestito ad interesse e l'usura, perciò d'ora in avanti astenetevene…
Prestate attenzione a Satana, che minaccia la vostra religione. Egli ha perso tutte le speranze di poter essere adorato in questa terra, così , se non lo seguite nelle grandi cose, non seguitelo neppure nelle piccole.

O gente, come è vero che voi avete dei diritti sulle vostre donne, così esse hanno dei diritti su di voi. Tra i loro diritti vi è quello ad essere nutrite e vestite da voi con gentilezza. Vi raccomando le donne: trattatele bene e con tenerezza poichè sono le vostre compagne ed il vostro aiuto. E tra i vostri diritti vi è quello di esigere che esse non frequentino chi disapprovate, affinchè l'adulterio sia bandito per sempre.

O gente, ascoltatemi con sincerità di cuore. Adorate Dio che è unico, come unico è il vostro antenato. Eseguite la preghiera cinque volte al giorno, digiunate nel mese di Ramadhan e date delle vostre ricchezze in elemosina. Se potete, eseguite il Pellegrinaggio. In verità, I credenti sono fratelli e i beni di un fratello sono inviolabili, salvo col suo
consenso.
Ricordate che siete tutti uguali. Il piu' degno di voi presso il Signore è colui che piu' lo teme. Nessun uomo è superiore all'altro se non per la pietà e le buone azioni.
Ricordate che un giorno sarete ricondotti a Dio e risponderete a Lui di ogni cosa. Perciò, state in guardia e non tornate, dopo la mia morte, alla miscredenza, gli uni colpendo gli altri. Dietro di me vi lascio il Corano e la Sunna del profeta affinchè non vi smarriate.

O gente, nessun profeta o apostolo di Dio verrà dopo di me, nè sorgerà alcuna nuova fede, perciò comprendete le parole che oggi vi indirizzo. Coloro che oggi le ascoltano, le trasmetteranno agli altri, e questi agli altri ancora: che gli ultimi possano comprendere queste parole meglio di voi che oggi le ascoltate.

O Dio, sii testimone del messaggio che oggi ho trasmesso al Tuo popolo.

E la pace scenda su di voi"


Ristampato dall “The Islamic Bulletin” www.islamicbulletin.com

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2 novembre 2011

Palestina nell’Unesco: Un’occasione persa - di Aldo Sofia

di Aldo Sofia 

[La Regione - 11/02/2011]

In questa storia della Palestina ammessa all’Unesco, e quindi riconosciuta in quanto Stato da una delle più importanti Agenzie delle Nazioni Unite, c’è un’altra occasione mancata.
Mancata dagli Stati Uniti. Mancata da Obama. Mancata da un presidente americano già in campagna elettorale. Quindi ancora più remissivo nei confronti di Israele, e del peso, in voti e influenza, della comunità ebraica statunitense.

Già all’inizio di ottobre, respingendo la richiesta del riconoscimento dello Stato palestinese, e preannunciando il suo veto al Consiglio di sicurezza, la Casa Bianca aveva fatto cadere le ultime ambiguità, le ultime speranze di un concreto cambiamento di rotta dell’ex superpotenza. Obama come i suoi predecessori, quindi: a capo di un’America assolutamente incapace, e disinteressata, ad assumere il ruolo di arbitro onesto nell’infinito contenzioso che le due parti, abbandonate a se stesse, da due decenni di inutili tentativi non riescono a incanalare verso un progetto di soluzione pacifica.

Gli errori commessi in un ventennio dalla leadership palestinese, all’origine della sua debolezza, sono noti e più volte denunciati: dalla seconda Intifada (quella armata, che oltretutto non aveva alcuna possibilità di successo, e per finire ha alimentato le fortune della destra nazional-religiosa israeliana) alla lacerazione interna, che ha prodotto il conflitto Anp-Hamas, mai veramente superato. Ma è proprio su questa debolezza che Israele ha poi pensato di vivere di rendita. Di poter eternizzare uno statu-quo apparentemente favorevole. E ha agito di conseguenza.
Ha svuotato di significato qualsiasi approccio negoziale; ha regolarmente indebolito la posizione di Abu Mazen, che pure è il leader più moderato e “responsabile” nella storia della resistenza palestinese; ha continuato e continua nella politica dei fatti compiuti, perseverando nell’illegale colonizzazione dei territori occupati e soprattutto di Gerusalemme Est; ha pervicacemente osteggiato, soprattutto con Netanyahu, la “soluzione dei due Stati” (lungo le linee del 1967, con eventuali modifiche e relative compensazioni), l’unica in grado di ottenere consensi anche nel mondo arabo.
Ma improvvisamente questa rendita si è come sfarinata. La grande illusione di poter campare in eterno sulla debolezza del nemico ha subito un violento scossone. Per effetto di scossoni a catena. Di cui Israele è stato fin dall’inizio un testimone preoccupato. Se non angosciato.

Pur nel loro incerto esito, le primavere arabe scalzano infatti dittatori sostenuti e armati dagli Stati Uniti anche per favorire lo “statu quo” nei confronti dello Stato ebraico; gli assalti all’ambasciata israeliana del Cairo confermano quanto sia stata fin qui gelida la pace fra Egitto e Israele, e quanto può cambiare qualora si affermassero governi più democratici e meno disposti a dimenticare-strumentalizzare la causa palestinese; la Turchia che nel nuovo contesto medio-orientale cerca influenza politica (il suo modello di “islam democratico” sembra fare scuola) e ghiotte opportunità economiche abbandona il lungo partenariato con Israele, privandolo così di un tassello importante nella sua strategia di sicurezza; all’Onu l’idea di uno Stato palestinese auto-proclamato non è più un tabù, e l’ammissione all’Unesco lo conferma.
Così Israele si ritrova in una di quelle fasi di isolamento internazionale non nuove nella sua storia. Ma di nuovo c’è quasi tutto quello che gli sta attorno. Tranne, appunto, il sostegno pressoché acritico degli Stati Uniti. Di Barack Obama.
Un presidente prigioniero delle sue contraddizioni: convinto che i suoi appelli alla democratizzazione del mondo islamico abbiano dato i loro frutti, ma che poi non sa o non vuole gestirne le conseguenze. Con la conseguenza di regalare qualche voto in più al fondamentalismo islamico che laggiù cerca nelle urne il suo riscatto e il suo futuro.

1 novembre 2011

CHI FINANZIA LA PAURA DELL'ISLAM? Il Network dell'Islamofobia

"I miscredenti dilapidano i loro beni per distogliere [le genti] dal sentiero di Allah. Li dilapideranno, poi li rimpiangeranno e infine soccomberanno. I miscredenti saranno radunati nell'Inferno, affinché Allah distingua il cattivo dal buono e raduni i cattivi gli uni sugli altri, li raccolga e li assegni all'Inferno! Essi sono coloro che avranno perduto."
[Corano, 8:36-37]

Uno studio del Center for American Progress dimostra come esista un network di gruppi islamofobici, finanziati per un decennio con oltre 42 milioni di dollari, che fabbrica informazioni anti-islam da dare in pasto, attraverso media compiacenti, a politici, giornali e all'opinione pubblica.
Su byoblu.com l'intervista al direttore del Center for American Progress, e i nomi delle fondazioni che hanno finanziato il network dell'islamofobia.




How Fear of Muslims is manufactured and fed to the American Public and who's paying for it
Study: FEAR INC, The roots of the Islamophobia network in America
Center for American Progress
$42 Million From Seven Foundations Helped Fuel the Rise of Islamophobia in America

Geller and Spencer co-founded the organization Stop Islamization of America, a group whose actions and rhetoric the Anti-Defamation League concluded “promotes a conspiratorial anti-Muslim agenda under the guise of fighting radical Islam". The group seeks to rouse public fears by consistently vilifying the Islamic faith and asserting the existence of an Islamic conspiracy to destroy “American values.” Based on Breivik’s sheer number of citations and references to the writings of these individuals, it is clear that he read and relied on the hateful, anti-Muslim ideology of a number of men and women detailed in this report—a select handful of scholars and activists who work together to create and promote misinformation about Muslims.



ora ci sono i sottotitoli in italiano a questo video. è un discorso di Nouman Ali Khan sulle origini della predicazione di Muhammad (saws), su come fu male accolta dall'elite della Mecca e perchè, sull'importanza dei principi di giustizia ed uguaglianza.

- cliccare su "cc" per sottotitoli -



Il falso ex-terrorista palestinese propagandato su tutti i media Walid Shoebat


31 ottobre 2011

CdT.ch - La via islamica alla democrazia

CdT.ch - La via islamica alla democrazia
di ALESSANDRO LETO -

La prima fase della Primavera araba si chiude proprio dove tutto era cominciato, in Tunisia, con nuove elezioni autenticamente democratiche e pluraliste. Ha vinto Annahda, partito di ispirazione islamica moderata, da lungo tempo esiliato dalla vita politica e i cui dirigenti, pur se perseguitati dalla repressione di Ben Ali, rifuggono la violenza come forma di lotta politica. Questa formazione, dal nome tipicamente confessionale (Rinascita), si ispira all’AKP turco di Erdogan, capace di coniugare valori islamici pur all’interno di un quadro di riferimento istituzionale di chiara matrice laica. Ma vincere le elezioni è solo il primo passo di un lungo cammino che prevede innanzitutto la pacificazione nazionale, poi la formazione di un governo di coalizione ed infine la stesura di una nuova costituzione condivisa.
Sarà un percorso complesso, che passa obbligatoriamente per il recupero dell’ordine pubblico dopo i disordini postelettorali scoppiati – ironia della sorte – proprio a Sidi Bouzid, città simbolo della Rivoluzione dei gelsomini, dove s’immolò l’ambulante abusivo Mohammed Bouazizi. Lì il caos, preorganizzato, è scoppiato per l’esclusione della lista elettorale riconducibile ad esponenti del clan di Ben Ali, ma è scivolata velocemente sul piano inclinato del saccheggio, a danno soprattutto del locale tribunale dove si custodisce la droga sequestrata.
L’analisi del voto tunisino incoraggia anche una riflessione sull’Egitto, che sarà chiamato alle urne tra circa un mese, in un quadro significativamente diverso, ma che presenta molti tratti storicamente analoghi, comuni a buona parte dell’Africa mediterranea. Se prima infatti si affermò, sull’onda dell’indipendenza, una lunga stagione di governo laico, panarabo e socialista – che trovò in Nasser il suo più lucido interprete (quasi un profeta) e nelle gerarchie militari perpetuò la gestione del potere –, ebbene adesso è chiaro che la tendenza dominante è favorevole ai movimenti politici di ispirazione religiosa, lontani tuttavia dal fanatismo che ha recentemente inquinato l’Islam in certe aree del mondo.
Ciò è dovuto in parte al tentativo di marcare la differenza con il mondo occidentale che – non dimentichiamolo – ha sostenuto e blandito fino all’ultimo tiranni e dittatori che hanno governato quei Paesi, salvo poi schierarsi dalla parte del popolo vincitore a cose fatte, con grave danno per la credibilità dei governi europei e di Washington, ai quali però le nuove leadership emergenti di Tunisi e del Cairo hanno subito mandato messaggi rassicuranti sulla continuità delle relazioni commerciali e strategiche in essere.
In questo modo hanno seguito con lucida lungimiranza la strada tracciata da Ankara e rifiutato l’esempio provocatorio di Teheran. Anche se Tunisia ed Egitto hanno storie, dimensioni e strutture sociali differenti, sembra che abbiano scelto entrambe la via dell’Islam moderato ed il rispetto di una costituzione laica come quadro condiviso di regole di civile e comune convivenza.
È solo l’inizio del cammino, è vero, ma la premessa è incoraggiante e, se le elezioni in Egitto premieranno liste ispirate dalla Fratellanza mussulmana sì, ma rispettose della Costituzione che garantisce laicamente i diritti civili e religiosi (questo sarà il vero banco di prova), allora potrebbe nascere una nuova via islamica alla democrazia, come già avviene in altre parti del mondo.
Per chiudere il cerchio manca all’appello la Libia, ma visto l’epilogo della caccia al colonnello Gheddafi ed il ruolo bellico svolto dalla NATO nella caduta del regime, tutto in questo Paese si complica: sarà certamente un’altra storia.


30 ottobre 2011

Sermone: L'ordine del Hajj (khutbah 28.10.2011)

Sermone: L'ordine del Hajj (khutbah 28.10.2011) 

 Tema:
1. L'ordine di fare il Pellegrinaggio
2. Gli ordini di Allah non sono mai oltre la possibilità del credente.
3. Fare tante adorazioni durante i 10 giorni di Dhul Hijja.
4. L'Islamofobia come strumento per allontanare la gente dall'Islam

 Guarda il video su youtube



29 ottobre 2011

L'imam: "Si cerchi la verità vera"

L'imam: "Si cerchi la verità vera"
[Articolo de La Regione, 28.10.2011]

L’imam Samir Radouan Jelassi, figura spirituale di riferimento per la Lega dei musulmani in Ticino (associazione islamica con sede a Lugano), non esita a ribadire che «condanniamo il terrorismo, l’ingiustizia, l’odio e la violenza. Non hanno nulla a che vedere con la religione islamica, che invita alla pace e al rispetto verso il prossimo, anche se di religione diversa». L’imam evidenzia pure le grosse ombre che aleggiano sul processo in corso: e cioè, sapere chi sia il vero responsabile o mandante dell’attentato. 
«Alcuni specialisti che seguono il processo sottolineano che il principale accusato respinge le accuse, dichiara quelle precedenti come estorte, non era affiliato ad alcuni gruppi terroristi e non ha rivendicato alcun movente ideologico.
A questo punto mi chiedo se egli stia subendo un processo veramente giusto, corretto, chiaro, durante il quale tutti gli sforzi sono rivolti alla ricerca dei colpevoli. O se Adil Al-Atmani, come egli stesso sostiene, è la ‘vittima sacrificale di un qualche complotto’ messa sul banco degli imputati per chiudere in fretta questo caso? Il mio unico desiderio è che la giustizia marocchina faccia tutto il possibile per cercare e trovare la verità. Nient’altro che la verità. 

Al-Atmani con parrucca, occhiali e cappello come descritto dai testimoni

Al-Atmani in realtà

Le vittime e i loro familiari lo meritano, ma non solo, pure tutti i musulmani nel mondo e in Ticino in particolare, perché la loro immagine è stata gravemente danneggiata da questo atto, perché alla fine il vero imputato è diventato l’Islam ». 

Il riferimento a questa tesi non è casuale. Samir Radouan Jelassi ricorda infatti che in Egitto la Procura ha aperto un’inchiesta nei confronti dell’ex ministro degli Interni, Habib El Adly, perché sospettato di aver avuto un ruolo, 
attivando servizi deviati dello stato, nell’attentato contro la 
chiesa copta ad Alessandria nella notte dello scorso capodanno. 
 
Attacco che ha fatto 21 morti, spazzati via da una bomba attivata da un kamikaze. «Un agire – commenta l’imam di Lugano – che ha rischiato di riattivare il conflitto tra il mondo islamico e quello cristiano. Un crimine che ha quale obiettivo indebolire la religione islamica».
  Samir Radouan Jelassi ricorda poi che un conto, secondo il credo islamico, è la giustizia terrena, «ma più grave è la responsabilità davanti a Dio. Perché il Corano considera l’uccisione anche di una sola persona come un crimine verso tutta l’umanità (Corano, 5:32). Chi viola l’anima di un essere umano commette un gravissimo peccato». Rimanendo alla giustizia terrena, è accettabile che la si esprima con la pena capitale, sebbene in Marocco da molti anni non vi siano più esecuzioni? «Sempre che sia condannato il vero colpevole, penso che egli accetterà volontariamente di essere purificato da un crimine che tocca la 
sacralità di un essere umano».

26 ottobre 2011

Quando salta la moschea al naso

 [Giornale: 20 minuti, 10.10.2011]


LUGANO. Le allarmanti affermazioni di Fehim Dragusha, l’imam della moschea El-Hidaje di Winkeln (SG), hanno scosso in questi giorni le associazioni che si muovono in favore dell’infanzia e, soprattutto, la comunità musulmana residente in Svizzera.
Fehim Dragusha, attraverso la propria pagina internet, si è espresso senza troppi mezzi a proposito dell’insegnamento religioso ai bambini: “Se i vostri figli non vogliono partecipare alla preghiera a partire dal decimo anno di età, li dovete picchiare”. L’imam non ha dubbi: “Chiunque utilizzerà questo metodo educativo, non incontrerà alcuna difficoltà”.
Contattato dal settimanale “Der Sonntag”, Saïda Keller-Messahli, presidente del Forum per un Islam progressista, ammonisce i canoni educativi di Dragusha:  “Questa metologia risale al settimo secolo e, oltretutto, non tiene affatto conto dei diritti umani e dei progressi acquisiti nel tempo”.
Per Dragusha, l’apprendimento di attività secondarie, come la danza e lo sport, andrebbe a scapito dell’insegnamento del Corano: “Se non vogliamo che i nostri bambini restino senza una dignità, siamo noi adulti a dover lavorare intensamente in questi termini”.
Ne abbiamo parlato con Sheikh Samir Jelassi Radouan, l’imam della moschea di Viganello...

Imam Radouan, come giudica i canoni educativi proposti da Dragusha?
Come in tutte le religioni, i nostri figli sono considerati un dono di Dio. L’insegnamento della religione è basato sull’amore, sulle convinzioni e sulla passione: si tratta di un lavoro che deve essere fatto con la massima delicatezza e con molta saggezza. La violenza non c’entra, non farebbe altro che allontanarli…

Secondo lei, questi “suggerimenti” verranno presi alla lettera da qualcuno?
Spero di no, anche perché, come in qualsiasi altra religione, non si potranno affatto ottenere dei buoni risultati.

Lei, quindi, è d’accordo con l’apprendimento di attività secondarie?
Certo. I bambini musulmani non sono differenti dagli altri. L'Islam incoraggia lo sviluppo e la cura della mente e del fisico per offrire alla società persone serene e costruttive.

All’interno della sua moschea come viene insegnata la religione?
Viene insegnata con pazienza e dolcezza. I ragazzi partecipano agli incontri con gioia anche perché, dopo l’insegnamento religioso, tutti quanti insieme svolgono sempre molte attività ludiche e in un ambiente molto sereno.

Articolo 20 minuti, 10.10.2011

Festa scuola El Nur

Recitazione del Corano

Domande difficilissime!!!


"Un modello di Democrazia da esportare"

 "Un modello di Democrazia da esportare" 


di Jelassi Radouan Samir*

Le elezioni tunisine sono il primo passo concreto che segue quella primavera araba che ha fatto cadere i regimi che per anni hanno tolto il respiro ai loro popoli negando loro vera democrazia e prospettive di sviluppo. Le proteste degli scorsi mesi hanno dimostrato che esiste nel mondo arabo un forte sentimento di rinascita e una volontà di vivere la democrazia. 

Le elezioni tunisine hanno dimostrato tutto questo e hanno mandato diversi messaggi in diverse direzioni. Ma soprattutto è stato fatto sapere al mondo che questa è l’unica strada verso la stabilità dei Paesi arabi, condizione necessaria per un futuro migliore per  tutto lo scacchiere mondiale.


La seconda cosa che vorrei dire è che già oggi si può dire che l’esperienza elettorale tunisina è stata un successo. L’esperienza che ho fatto da elettore tunisino, mi ha dimostrato che cosa vuol dire esprimere il proprio voto senza paura – come invece avveniva sotto il regime di Ben Ali – ma con un sentimento di fiducia nel futuro e nella democrazia. Questo di per sé è già un grande passo, anche se è evidente che ve ne saranno altri da fare verso la realizzazione di una vera democrazia.


La Tunisia, che ha dato il via alla primavera araba con una rivoluzione pacifica, sta mostrando al resto del mondo arabo che è possibile realizzare una vera democrazia attraverso elezioni pulite. Ora dunque non rimane che mettere in pratica tutte le promesse fatte ai cittadini durante la campagna elettorale perché il popolo tunisino ha dimostrato che è un popolo che merita la vera democrazia, merita la libertà, merita la dignità e la possibilità di partecipare al dibattito politico, economico e culturale sullo scenario mondiale.


È necessario, però, che tutti oggi accettino i risultati usciti dalle urne e che tutti lavorino per collaborare per il bene del Paese. Spero che il popolo tunisino non sia deluso da conflitti e particolarismi di parte della classe politica che in questo modo non farebbe che disattendere alle promesse fatte deludendo il sogno della rivoluzione.



Per quanto riguarda il Partito Ennhadha, infine, dico che alla vigilia esso ha dato molte garanzie sulle sue intenzioni democratiche. Sappiamo che la piattaforma politica di questo partito è simile a quella del partito turco di Ergogan il quale si è ispirato proprio ai fondatori di Ennhadha. È giunto il momento che il modello nato proprio in Tunisia sia messo in pratica dai tunisini perché esso possa costituire a sua volta un modello di democrazia per il resto dei Paesi arabi. Ritengo che oggi sia importante che il partito vincitore collabori con gli altri partiti e mi auguro anche che questi ultimi rispettino la volontà della maggioranza degli elettori. 


Spero che i residui anti-democratici del vecchio regime non rovinino la festa dei tunisini, tramite diversi possibili tentativi di destabilizzare il processo democratico del Paese.




Si aspetta di vedere se questo piccolo paese sul Mediterraneo, che ci ha regalato la primavera araba, possa anche portare un modello di esperienza democratica di stampo islamico, basato sulla convivenza pacifica e sulla cultura della diversità e del rispetto.

Attraverso questi enormi cambiamenti, nasceranno le condizioni e le garanzie di un nuovo rapporto sereno con il mondo occidentale, rapporto basato  sulla via del dialogo e del rispetto; e tutto questo sarà alla fine in favore della pace mondiale.


* Imam della Moschea di Viganello

20 ottobre 2011

Samir Jelassi: «È Erdogan a ispirarsi ai tunisini»




Samir Radouan Jelassi

È figlio di un sindacalista tunisino a lungo perseguito con la sua famiglia a causa delle sue idee e, anche lui, ha dovuto fuggire dal suo Paese per mancanza di libertà. Samir Jelassi Radouan è imam e ricercatore all’Università della Svizzera italiana, ed è sotto questa ultima veste che ha accettato di parlare dell’imminente voto nel suo Paese. 




Come vivete la vigilia di queste elezioni?
 Con una grande speranza. Queste elezioni democratiche e pluraliste sono il primo frutto della primavera araba che è iniziata proprio nel nostro Paese. Oggi in Tunisia si respira un’atmosfera di democrazia e di libera scelta. 

Molti temono che il Paese finisca in mano agli islamisti che lo trasformeranno in uno Stato islamico.
 Questa era un argomento in voga ai tempi di Ben Ali ed altri dittatori che lo usavano come spauracchio per giustificare la repressione e la sopravvivenza di regimi corrotti e totalitari, chiudendo le porte alla vera democrazia ed alla libertà dei loro popoli. Secondo molti osservatori non ci sarà una svolta islamista. Il popolo tunisino è pacifico, come dimostra la sua rivoluzione. Anche il principale partito islamico, Ennhadha, ha un’apertura grande, ha una cultura del rispetto e della convivenza con gli altri. I suoi dirigenti hanno dato garanzie rispetto a questi argomenti, infatti la maggior parte dei tunisini vede quel partito islamico come gli italiani vedevano la ex-DC, ossia un partito politico con ispirazioni religiose.

Quali garanzie hanno dato?
 Si nota che da tanti anni il partito islamico ha lavorato con altre formazioni democratiche per formare un unico fronte democratico. L’altra vera garanzia è data dalla tradizione stessa della Tunisia. Non dimentichiamo che in Tunisia c’è una grande e lunga tradizione di convivenza dove altre comunità religiose, come quelle ebrea e cristiana, hanno potuto vivere in pace.

Qualcuno sostiene che Ennhadha si ispira al partito di ispirazione musulmana di Erdogan. È vero?
 È il contrario. Erdogan non ha fatto altro che mettere in pratica ciò che i musulmani tunisini teorizzavano ma che, a causa del regime, non potevano realizzare. Visto il grande successo della ricetta tunisina nella Turchia di Erdogan, non vedo motivi per cui non possa funzionare nella Tunisia stessa. Spero che questo paese che ha dato il via alla primavera araba, offra anche un modello di vera democrazia, di convivenza e di libertà.

di Luca Fiore
20.10.2011

16 ottobre 2011

Introduzione all'Islam (conferenza del 13.10.2011)

Breve introduzione estratta dalla conferenza: L'Islam presso la GenerazionePiù-Anziani OCST (Sezione del Luganese)

Temi;
Cos'é l'Islam, quali sono i suoi principi base, chi é Allah (Dio), chi é Muhammad, cosa é il Corano e cosa sono i Hadith, quali sono i pilastri dell'Islam e quali sono gli articoli della fede islamica.
Si tratta inoltre il tema della preghiera islamica (la Salat)


Guarda su youtube







Qui trovate il "gentile"  articolo pieno di offese e falsità del Mattino nei nostri confronti.... 

 



Qui sopra potete vedere un breve filmato sui falsi miti che circolano attorno all'Islam

Che cosa é l'Islam?

14 ottobre 2011

Sermone: Il vero amore alla base della fede (khutbah 14.10.2011)

Sermone: Il vero amore alla base della fede (khutbah 14.10.2011) Tema: Cosa vuol dire l'amore per Allah, gloria a Lui, e il Suo Profeta, pace e benedizioni su di lui. minuto 28:27 in italiano

13 ottobre 2011

Conferenza: L'Islam

Time Thursday, October 13 · 2:00pm - 5:00pm Location OCST Via Balestra 19 Lugano, Switzerland Created By La Lega dei Musulmani in Ticino More Info Assalamu Aleikom, Oggi Giovedì c'é una presentazione sul'Islam alla Sala confernze dell'OSCT a Lugano in Via Balestra 19 alle 14:15. Ci sarò io e Sheikh Samir.
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29 settembre 2011

3 esempi di Hijra dei compagni del Profeta (sirah 15.09.2011)

3 esempi di Hijra dei compagni del Profeta (sirah 15.09.2011)
Vediamo oggi tre diversi esempi di migrazione a Medina fatta da alcuni compagni del Profeta Muhammad (saws)



VELO CRISTIANO VS. VELO ISLAMICO

(Oppressione vs. Protezione)

Perché le donne occidentali vedono il velo islamico come simbolo di sottomissione all'uomo?



Le donne cristiane hanno subito in passato un obbligo del velo come simbolo di sottomissione all'uomo. Nel Nuovo Testamento, nella "Prima lettera ai Corinzi" di Paolo (11:7-10) si legge:

Lettera ai Corinzi

11:7 Poiché, quanto all'uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell'uomo;
11:8 perché l'uomo non viene dalla donna, ma la donna dall'uomo;
11:9 e l'uomo non fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo.
11:10 Perciò la donna deve, a causa degli angeli, avere sul capo un segno di autorità.


Mentre n un'altra lettera Paolo dice:

“Nelle riunioni delle comunità le donne dovranno tacere perché non è loro consentito di parlare, ma devono restare sottomesse e se vogliono sapere qualcosa lo devono chiedere, a casa, al marito. Devono avere sul capo il velo in segno di umiliazione per la loro bassezza: portare il velo significa vergognarsi a causa del peccato introdotto nel mondo ad opera della donna. L’uomo è immagine e gloria di Dio, la donna è gloria dell’uomo. Non l’uomo deriva dalla donna ma la donna dall’uomo, né l’uomo è stato creato per la donna ma la donna per l’uomo. Sarebbe un bene per l’uomo non toccare donna: il matrimonio è un male necessario valido al solo scopo di evitare la lussuria (remedium concupiscentiae)”. (NT san Paolo, 1 Corinti 14:33-35)

Possiamo notare che,secondo Paolo, vi é una visione di sudditanza della donna rispetto all'uomo nella sua giustificazione del velo (ovviamente vi sono anche altri motivi, ma il punto in questione é di mostrare la presenza di questo concetto per sviluppare la mia tesi in seguito); inoltre la sua giustificazione per l'esenzione dell'uomo dal vestire il velo é dovuta alla figura maschile come immagine di Dio.

Oppure prendiamo Quinto Settimio Fiorente Tertulliano(155 D.C. circa – 230 D.C. circa): un grande teologo cristiano che introduce la teologia trinitaria attraverso una terminologia latina rigorosa, come lo stesso papa Benedetto XVI nella sua udienza del 30/05/2007 ricorda: “Tertulliano compie un passo enorme nello sviluppo del dogma trinitario; ci ha dato in latino il linguaggio adeguato per esprimere questo grande mistero, introducendo i termini «una sostanza» e «tre Persone». In modo simile, ha sviluppato molto anche il corretto linguaggio per esprimere il mistero di Cristo Figlio di Dio e vero Uomo”.
Nel “De Cultu Foeminarum”, Turtilliano dice:“Invano vi affaticate di mostrarvi adorne, invano mettete in opera tanti industriosi parrucchieri: Dio prescrive che voi siate velate, perchè vuole, io credo, che la testa di alcune di voi non sia veduta da nessuno.” (De Cultu Foeminarum. VII; trad. Moricca)

Possiamo quindi notare un certo disprezzo per la donna, dove il coprirsi con il velo in testa sembra più che altro una punizione per la donna.

Dopo aver citato Paolo nel Nuovo Testamento e Turtilliano quale autorevole teologo della ortodossia Cattolica, possiamo guardare le autorità nell’Islam, ovvero il Corano e i detti (Hadith) del Profeta Muhammad (Pace e benedizioni su di lui) .
La motivazione del velo islamico é diametralmente opposta a quella di Paolo e Turtilliano, e viene riportata qui:
Allah dice: “O Profeta, di' alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate . Allah è Perdonatore, Misericordioso.” (Corano, 33:59).

E qui:
Allah ha anche detto: "Di' ai credenti di abbassare il loro sguardo e di essere casti. Ciò è più puro per loro. Allah ben conosce quello che fanno. E di' alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti, se non quello che appare; di lasciar scendere il loro velo fin sul petto e non mostrare i loro ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. E non battano i piedi sì da mostrare gli ornamenti che celano. Tornate pentiti ad Allah tutti quanti, o credenti, affinché possiate prosperare ..” (Corano, 24:30-31).

Mentre il Il Profeta (pbsl) ha detto: “Allah, l’Eccelso il Maestoso, è Ha'yeii (dai Suoi caratteri il Ritegno), Sit'teer (Protettore). Ama Haya (il Ritegno) e il Sitr (che protegge; Copertura).“Il Profeta (pbsl) inoltre ha detto: “La donna che toglie i suoi vestiti in altri luoghi che non siano a casa del suo marito (per mostrarsi a scopi illegittimati), ha rotto lo schermo di Allah su lei. “

Nella giustificazione del velo, vi é il concetto di protezione e riconoscimento in aggiunta alla castità e alla purezza, ma da nessuna parte nel Corano, in nessun Hadith (detto del Profeta), o nessuna autorità religiosa islamica (dei tempi successivi alla morte del profeta ed al consolidarsi dell’Islam), viene mai giustificato (anche solo in parte) il velo come espressione di sudditanza della donna rispetto al’uomo.

Anche se l'Islam riconosce il Profeta Gesù (psdl) come il Messia figlio della Vergine Maria e il suo messaggio agli ebrei come messaggio mandato da Dio, non riconosce affatto in Paolo alcuna autorevolezza religiosa sul Messaggio di Gesù, e men che meno la riconosce in Turtilliano.
Come ulteriore conferma della contrapposizione della teoria di Paolo con l'Islam, basta guardare alla sua premessa ("L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio"), una premessa in totale disaccordo sulla figura di Dio, siccome nell'Islam non esiste nessuna creatura (nemmeno l'uomo) che Gli assomigli (Corano, 112:4).


Qui sta il punto del mio documento, ovvero la mancanza di comprensione reciproca e profonda, la mancanza di incontro, dove usiamo lo stesso linguaggio, ma intendiamo due cose diverse.
Per una donna Occidentale, emancipata e dalle radici cristiane, il concetto di velo come sottomissione all’uomo esiste ed é insito nelle sue radici più profonde, nella sua visione religiosa e culturale del cristianesimo cattolico ortodosso (potremmo chiamarlo "imprint religioso e culturale"), mentre questo aspetto non esiste nella visione religiosa e culturale della donna musulmana.

In poche parole, la donna occidentale non crederà mai alla donna musulmana quando le dice che il velo non é un atto di sottomissione all’uomo (bensì un atto per Dio), e forse noi musulmani dovremmo metterci il cuore in pace ed accettare che vedranno le nostre donne velate sempre e solo sotto quell’aspetto incomprensibile per noi.

Che Dio ci guidi tutti sulla retta via.

Ameen.

M.H

P.S.
Questa nota non era scritta per motivare il velo ai cristiani, ma per mostrare le argomentazioni sbagliate di Paolo e Turtilliano, cha hanno portato le donne a ribellarsi a questa visione maschilista del cristianesimo. L'Islam, al contrario, non offre motivazioni di superiorità maschile, dunque il VELO ISLAMICO NON È UN SIMBOLO DI SOTTOMISSIONE ALL'UOMO.
In poche parole il velo é come uno "scudo" con sopra scolpito in caratteri cubitali: "io temo Dio". Oppure il velo è come una conchiglia, non nasconde la perla, ma la protegge.
Se l'uomo non ferma la sua libidine alla prima difesa esterna (il velo che protegge la bellezza della donna dagli occhi estranei), allora la donna velata riesce a comunicare all'uomo che lei teme Dio e che obbedisce al Suo Comandamento di non fornificare.



Veli nelle diverse religioni



Uno dei frutti del Hijab (velo islamico) é di proteggersi
dalle attenzioni indesiderate



Il velo è come una conchiglia, 
non nasconde la perla, ma la protegge!




Leggi anche:

La differenza tra cristiani e musulmani - Re Negus di Abissinia



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Invero, la religione presso Allah è l'Islàm

Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c'è dio all'infuori di Lui, Colui Che realizza la giustizia. Non c'è dio all'infuori di Lui, l'Eccelso, il Saggio. Invero, la religione presso Allah è l'Islàm*. Quelli che ricevettero la Scrittura caddero nella discordia, nemici gli uni degli altri, solo dopo aver avuto la scienza. Ma chi rifiuta i segni di Allah, [sappia che] Allah è rapido al conto. [Corano, 3:18-19]
*[“la religione presso Allah è l'Islàm”: nel rapporto tra uomo e il suo Creatore, (gloria a Lui l'Altissimo) la posizione del primo non può essere che di totale sottomissione, cioè islamica]