Crediamo in Dio e in tutti i Suoi Profeti

Di': “Crediamo in Allah e in quello che ha fatto scendere su di noi e in quello che ha fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e le Tribù, e in ciò che, da parte del Signore, è stato dato a Mosè, a Gesù e ai Profeti: non facciamo alcuna differenza tra loro e a Lui siamo sottomessi”. [Corano, 3:84]

27 dicembre 2011

Le "piste" per il dialogo con i mussulmani

Le "piste" per il dialogo con i mussulmani  

di Davide Adamoli 

Una votazione che non va secondo le previsioni, e i musulmani perdono il diritto di costruire minareti sul territorio elvetico. Nel 2009 a livello politico e mediatico fu grande la sorpresa per il risultato dell’iniziativa promossa dall’UDC. Constatando la distanza esistente fra comunità musulmana e parte della popolazione elvetica, la Consigliera federale Evelyne Widmer Schlumpf volle instaurare un dialogo istituzionale fra 18 personalità rappresentative della comunità musulmana elvetica (fra cui l’imam di Lugano Radouan Samir Jelassi) e la Confederazione. Ora è stato pubblicato il rapporto finale di quest’esperienza di dialogo.

Numerosissimi i punti toccati: dalla base di valori e regole su cui si deve fondare il rapporto fra cittadini, Stato e religione, agli interventi che lo Stato potrà adottare in vista di una migliore integrazione dei diversi segmenti della comunità musulmana elvetica, fino a una serie di constatazioni sulle problematiche aperte, e le risposte finora adottate. Fra questi anche temi caldi come la formazione degli imam o il ruolo svolto dai media nell’associare islam e terrorismo o violenza.

Con l’imam Jelassi abbiamo deciso di ripercorrere il rapporto citato, per mettere a fuoco proprio i passaggi più significativi.

Come giudica l’iniziativa e il clima di lavoro del dialogo voluto dalla Confederazione?

«Vorrei ricordare il contesto nel quale nacque questo forum tra Confederazione e i rappresentanti della Comunità musulmana svizzera. Le condizioni erano davvero molto difficili. Dopo la votazione contro i minareti c’erano sentimenti di frustrazione, rabbia, insicurezza. L’iniziativa ha portato due messaggi importanti. Da un lato abbiamo capito l’intenzione della Confederazione di rispettare i suoi cittadini. E lo dico perché la votazione rischiava di danneggiare una lunga tradizione svizzera sulla convivenza pacifica sulle religioni. D’altro lato la comunità musulmana, malgrado l’amarezza, ha partecipato al dialogo dimostrando saggezza e civiltà. E questo per garantire la pace sociale e religiosa. L’atmosfera è stata molto costruttiva e la Comunità musulmana ha espresso le sue idee sul dialogo interreligioso e culturale. È stata un’ottima occasione per dimostrare che la Svizzera si fa da garante delle minoranze religiose». 



Nella prima parte del rapporto si parla delle relazioni Stato-religione, con riferimento a valori costituzionali condivisi da tutti, fra cui una concezione di laicità dello Stato rispettosa delle tradizioni religiose locali (cristiane) e una particolare attenzione alle minoranze. Come giudica tale posizione?

«Secondo me è una posizione naturale e con senso di responsabilità verso tutte le componenti della società elvetica. In questo contesto abbiamo bisogno di capire e definire cosa sia la laicità dello Stato. Dobbiamo definire la laicità dello Stato. Significa neutralità o invece opporsi a tutto ciò che ha a che fare con la religione? Secondo me lo Stato ha dimostrato che vuole essere un custode della pace sociale. Perché è importante sottolineare il fatto che la laicità non significa avere un’allergia contro le religioni. Ricordo che le religioni nei secoli e con i loro valori hanno contribuito alla costruzione e al bene delle società». 

Secondo il rapporto, i problemi a livello di integrazione esistenti in alcuni giovani musulmani hanno cause da cercarsi soprattutto a livello di lavoro, formazione, apprendimento delle lingue. Il fattore religioso – anche perché solo una minoranza dei musulmani pratica, talora pubblicamente, la propria fede – spesso non ha un ruolo discriminante nel determinare il grado di integrazione. Questo corrisponde alla sua esperienza?

«Alcuni giovani musulmani della seconda generazione lamentano che solo il loro nome è uno ostacolo all’accesso nel mondo del lavoro, che siano essi praticanti o meno. Questi giovani hanno bisogno di non sentirsi esclusi e marginalizzati, al fine di garantire che non cadano nel vandalismo o nell’estremismo, come purtroppo successo in certi paesi europei, come in Francia. In questo contesto è importante far notare che il fedele, che legge in modo corretto e profondo le regole islamiche, non può essere altro che un cittadino attivo e ben integrato nella società, che lavora per il bene, lo sviluppo e la sicurezza del Paese.

Quali sono gli attori chiamati a intervenire? Le associazioni basate sull’identità religiosa sono le più adatte a favorire l’integrazione in questi casi?

Secondo me sì. Diverse associazioni musulmane hanno un’esperienza nel percorso di integrazione e hanno lavorato molto in questo senso. Un lavoro che deve essere riconosciuto e incoraggiato. E il fatto che sono presenti in questo forum nazionale dimostra la loro voglia di favorire l’integrazione e la convivenza pacifica». 

A insistere su questioni legate essenzialmente alla religiosità esteriore (moschee, minareti, velo...) sembrano essere soprattutto i media e una parte di politici elvetici. Ciò porta a favorire e a dare spazio, in campo musulmano, a quelle frange – comunque rappresentative di piccole minoranze – che rispondono alla chiusura con la chiusura?

Alcuni membri sensibili sono tentati a rispondere con la chiusura, è vero. Ma la stragrande maggioranza della comunità musulmana continua a promuovere il dialogo e l’apertura e non risponde alla chiusura con la chiusura. E questo forum ne è la dimostrazione. Dopo la votazione sui minareti noi abbiamo risposto favorevolmente all’iniziativa del dialogo con la Confederazione e stiamo lavorando con grande impegno in questa direzione. La comunità musulmana è pacifica e ben integrata. E posso citare alcuni esempi concreti della sua vita quotidiana: i forum di dialogo interreligioso, le porte aperte delle Moschee, le feste dei vicini, la settimana delle religioni e molte altre attività condotte nell’ambito culturale, educativo e sociale da organizzazioni islamiche presenti in Svizzera. 

Come riuscire a dare voce alle correnti moderate maggioritarie fra i musulmani elvetici?

È fondamentale il ruolo dei media. La comunità musulmana ha sempre lavorato per l’integrazione e per alcuni casi isolati sta pagando e soffrendo, ma quello che non aiuta è il fatto che certi Mass Media hanno la tendenza di sottolineare la identità religiosa quando si tratta di un musulmano.
Secondo me questo comportamento è molto grave e può condurre alla discriminazione, all’intolleranza, incitare all’odio e alla violenza (ricordiamo l’attentato di Oslo di questa estate); soprattutto in periodi economici difficili come quelli che stiamo passando ora.

Se dai tanto risalto alla identità un criminale violento, allora il proprio senso di giustizia dovrebbe garantire più spazio alle buone opere della maggioranza dei musulmani, e renderle visibili alla opinione pubblica.

Venendo ad alcuni dei campi di intervento prospettati dalla Confederazione, quali sono le esigenze dei musulmani a livello di accompagnamento spirituale nell’esercito e negli ospedali?

Esiste un’esigenza generale: i musulmani vogliono essere considerati cittadini. In questo senso la comunità musulmana può giocare un ruolo importante, oltre a garantire un servizio religioso e spirituale, per esempio aiutando l’integrazione dei suoi membri. Penso alla visita di musulmani che si trovano in carcere e al loro reinserimento nella società. Stesso discorso vale anche per l’esercito e gli ospedali, dove noi possiamo fornire aiuto al personale di quelle istituzioni quando si trovano di fronte a casi specifici di persone appartenenti alla fede islamica.  

Qual è stato e quale dovrebbe essere il ruolo dei media per favorire il dialogo fra comunità? 

Un ruolo molto importante che favorisca il dialogo, la serenità e la pace sociale. Se i media danno spazio a persone che interpretano male l’Islam, ciò può danneggiare l’immagine dei musulmani. E di conseguenza creare un sentimento di paura nella popolazione. I media dovrebbero informare meglio su quanto fa la comunità musulmana in favore del dialogo e dell’integrazione. C’è ancora parecchio lavoro da fare perché sovente troviamo solo brutti esempi di singoli comportamenti che non rappresentano la nostra comunità. 

Come si potrà concretizzare la proposta di “scuola per gli imam”?  

Negli ultimi tempi è in atto un’ampia discussione su questo aspetto. Partiamo da un concetto. Gli imam presenti in Svizzera sono persone pacifiche che portano una lettura equilibrata e corretta dell’islam, come sottolineato da recenti studi accademici. Tuttavia non hanno diversi strumenti che sarebbero utili per il loro lavoro nell’ambito del dialogo interreligioso e sociale. Io credo perciò che i Cantoni dovrebbero promuovere una formazione, comprendente una serie di discipline, che aiuti gli imam. Ci sono diverse discussioni sul modello da adottare. Paesi vicini a noi come la Germania hanno favorito progetti interessanti per la formazione   didattica e complementare degli imam, soprattutto relative alla conoscenza della realtà in cui operano. D’altro canto vorremmo – un po’ come sta succedendo negli USA – che anche lo Stato corregga la visione negativa dei musulmani. Con la volontà di garantire una convivenza pacifica tra tutte le componenti della società.  

[Giornale del Popolo, 27.12.2011]

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Invero, la religione presso Allah è l'Islàm

Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c'è dio all'infuori di Lui, Colui Che realizza la giustizia. Non c'è dio all'infuori di Lui, l'Eccelso, il Saggio. Invero, la religione presso Allah è l'Islàm*. Quelli che ricevettero la Scrittura caddero nella discordia, nemici gli uni degli altri, solo dopo aver avuto la scienza. Ma chi rifiuta i segni di Allah, [sappia che] Allah è rapido al conto. [Corano, 3:18-19]
*[“la religione presso Allah è l'Islàm”: nel rapporto tra uomo e il suo Creatore, (gloria a Lui l'Altissimo) la posizione del primo non può essere che di totale sottomissione, cioè islamica]