Crediamo in Dio e in tutti i Suoi Profeti

Di': “Crediamo in Allah e in quello che ha fatto scendere su di noi e in quello che ha fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e le Tribù, e in ciò che, da parte del Signore, è stato dato a Mosè, a Gesù e ai Profeti: non facciamo alcuna differenza tra loro e a Lui siamo sottomessi”. [Corano, 3:84]

7 aprile 2012

Le relazioni sociali nell'islam

da “Il Lecito e l’Illecito nell’Islam” di Sheikh Yusef al Qaradawi, tradotto da Emanuele Murianni, ALLAH irhamo. 


CAPITOLO 4 LE RELAZIONI SOCIALI

L'Islam ha fondato i rapporti fra i membri della sua società su due basi essenziali:

1) La salvaguardia della fratellanza, il legame solido che li unisce gli uni agli altri.
2) La Protezione dei diritti e dei valori sacri che l'Islam ha preservato per ogni individuo di questa società. Si tratta della preservazione del loro sangue, del loro onore e dei loro beni.

Ogni parola, atto o comportamento che arrecano un'offesa o un pregiudizio a questi due principi, sono proibiti dall'Islam. La gravità di questa proibizione varia a seconda dei danni materiali o morali che ne risultano.

Nei seguenti versetti ci sono degli esempi di ciò che nuoce alla fratellanza fra la gente e ai loro valori sacri. Allah l'Altissimo ha detto:

"In verità i credenti sono fratelli: ristabilite la concordia tra i vostri fratelli e temete Allah. Forse vi sarà usata misericordia. O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli. Com'è infame l'accusa di iniquità rivolta a chi è credente .' Coloro che non si pentono sono gli iniqui. O credenti, evitate di far troppe illazioni, ché una parte dell 'illazione è peccato. Non vi spiate e non sparlate gli uni degli altri. Qualcuno di voi mangerebbe la carne del suo fratello morto? Ne avreste anzi orrore! Temete Allah! Allah sempre accetta il pentimento, è misericordioso" (49:10-12).

Allah ha affermato all'inizio di questi versetti che i credenti sono fratelli uniti dalla fratellanza della fede. Ora, la fratellanza implica che si conoscano fra loro e che non si rinneghino, che mantengano i loro legami e non li rompano. che i loro rapporti siano amichevoli e non ostili, che si amino e non si detesti­no e che si uniscano fra loro senza alcuna discordia.

Un hadith dice anche:
"Non vi invidiate gli uni gli altri, non vi volgete le spalle, non vi odiate e siate fratelli, oh servitori di Allah!"
 (al-Bukhari e altri).

Non è permesso che un musulmano eviti un musulmano



Così, l'Islam proibisce al musulmano di essere freddo col suo fratello musulmano, di rompere con lui e di volgergli le spalle. Non permette a dei musulmani che sono in disaccordo di rompere i loro legami per più di tre giorni, il tempo necessario a placare la loro ira. Una volta passato questo termine, devono sforzarsi di ristabilire fra loro la pace e l'amicizia, dominando i richiami dell'orgoglio, della collera e del litigio. Una delle buone qualità lo-date dal Corano è ciò che dice a proposito dei credenti: "umili con i credenti" (5:54).

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha detto:
 "Non è permesso al musulmano di fuggire dal suo fratello per più di tre giorni. Una volta passati i tre giorni, che vada a incontrano per salutarlo. Se l'altro risponde al suo saluto, sparti-ranno la ricompensa; se non risponde, raccoglierà tutto il peccato, mentre colui che ha salutato non avrà più responsabilità in questa rottura" (Abu Dawud).

La proibizione di questa rottura diventa ancora più severa quando si tratta di genitori, visto il carattere sacro dei legami di parentela decretato dall'Islam.
Allah l'Altissimo ha detto:



"E temete Allah, in nome del Quale rivolgete l'un l'altro le vostre richieste e rispettate i legami di sangue. Invero Allah veglia su di voi" (4:1).

Ecco come il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su si lui, ha descritto i legami di parentela al fine di mostrare quale grande valore occupano presso Allah:



"I legami di parentela sono sospesi al Trono di Allah. Dicono: "Colui che ci rispetta, che Allah rispetti i Suoi legami con lui e colui che ci rompe, che Allah rompa i Suoi legami con lui!" (Unanime).
Ha detto anche:


"Colui che rompe (i legami di parentela) non entrerà in Paradiso" (al-Bukhari).

Altri esegeti dicono che questo hadith riguarda i banditi di grandi cammini: "coloro che tagliano le strade".

Il rispetto dei legami di parentela non è soltanto di rispondere al bene dei suoi genitori con il bene, questa è infatti una cosa naturale e obbligatoria, ma bisogna rispettare questi legami quando gli altri li rompono. Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha detto:

"Colui che rispetta i legami di parentela non è colui che rende il bene con il bene, ma colui che li rispetta mentre gli altri li rompono" (al-Bukhari).

Questo è evidentemente valido soltanto quando questa rottura non avviene per Allah e per difendere il buon diritto. I legami della fede più solidi consistono nell'amare per Allah e detestare per Allah.

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha infatti rotto ogni rapporto con i suoi tre Compagni che avevano disertato la campagna di Tabuk. Per cinquanta giorni non rivolse loro la parola, così che trovarono la terra stretta nonostante il suo malinteso e si trovarono stretti nel loro stesso corpo. Nessun altro si sedette con loro, parlò o li salutò, finché Allah non rivelò che accettava il loro pentimento (al-Bukhari e Muslim).

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, allo stesso modo, ha evitato alcune delle sue spose per quaranta giorni (al-Bukhari e Muslim).

`Abdallah Ibn 'Umar restò arrabbiato con uno dei suoi figli fino alla sua mor­te, perché questi non aveva voluto conformarsi ad un hadith che gli aveva riportato suo padre, nel quale il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, vietava agli uomini di impedire alle loro donne di andare alla moschea (Ahmad).

Ma, quando la rottura dei legami e l'odio hanno per causa i beni di questo mondo, questo mondo è certamente troppo trascurabile per Allah e per i musulmani per condurre alla repulsione e a rompere i legami che uniscono il musulmano al suo fratello. Come sarebbe altrimenti poiché il persistere nell'astio priva il musulmano del perdono di Allah e della Sua misericordia. In un hadith autentico è detto infatti:

"Le porte del Paradiso sono aperte il lunedì e il giovedì. E' allora che Allah l'Altissimo perdona chiunque non associa niente a Lui, tranne un uomo in litigio col suo fratello. Allah dice in questo caso: "Riportate il perdono di questi due uomini finché non si saranno ricon­ciliati" — e lo ripeté tre volte di seguito (Muslim).

Basta presentare delle scuse a colui che ha subito un torto. Questi deve allora accettarle e porre fine al loro litigio. E' vietato respingerlo e rifiutare le sue scuse. Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, evita a colui che lo fa di non essere ammesso fra i suoi il giorno della Resurrezione.


La riconciliazione degli altri

Se due parti in disaccordo sono tenute a regolare il loro litigio come esige la fratellanza, è dovere della società farli riconciliare. La società musulmana è segnata dalla collaborazione e la solidarietà. Così, non è permesso al musulmano di guardare come semplice spettatore alcuni dei suoi membri liti­gare e uccidersi fra loro, lasciando propagare l'incendio e aggravare la rottu­ra.

E' invece dovere di coloro che sono saggi e ne hanno i mezzi, di intervenire per riportare la pace fra loro in tutta imparzialità e giustizia, e senza obbedire alle loro tendenze. Allah l'Altissimo ha detto infatti: "ristabilite la concordia tra i vostri fratelli e temete Allah" (49:10).

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha mostrato il merito della riconciliazione e il pericolo dei litigi e dell'astio. Ha detto:
"Volete che vi indichi un'azione più meritevole della preghiera, del digiuno e delle elemosine?" Dissero: "Certo, oh Messaggero di Allah!" Disse: "La riconciliazione perché, mentre le relazioni si deteriorano, questo flagello rade tutto al suo passaggio. Non dico che rade i capelli, ma rade la fede" (at-Tirmidhi e altri).

Che le persone non si prendano gioco l'una dell'altra

Allah ha vietato molte cose nei versetti che abbiamo citato. Ha anche salva­guardato la fratellanza e tutto il rispetto dei diritti altrui.

La prima di queste cose vietate è lo scherno. Non è permesso a un credente che conosce Allah e spera di andare in Paradiso di prendere in giro qualcuno o di fare di certa gente il bersaglio della sua ironia e l'oggetto dei suoi scherzi. Questo comporta infatti un orgoglio nascosto e una pretesa velata, così come un insulto per gli altri e un'ignoranza della qualità definita da Allah. Per questa ragione Allah l'Altissimo ha detto:

 "non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro. E le donne non scherniscano altre donne, ché forse queste sono migliori di loro. Non diffamatevi a vicenda e non datevi nomignoli" (49:11).

La qualità di un credente secondo Allah si basa sulla pietà, la lealtà e i buoni rapporti con Lui. Non si basa sulle apparenze e l'aspetto fisico, né sull'importanza e la ricchezza. Un hadith dice:

"Allah non guarda le vostre apparenze né le vostre ricchezze, ma guarda i vostri cuori e le vostre azioni" (Muslim).


E' permesso prendere in giro un uomo o una donna a causa di un difetto fisico, di una bruttezza naturale o della povertà?

E' riportato che la gamba di 'Abdallah Ibn Mas'ud si scoprì, lasciando vedere la sua sottigliezza e la sua magrezza. Alcuni risero. Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, disse loro:
"Ridete della magrezza delle sue gambe? Per Colui che ha la mia anima nella Sua mano, sulla bilancia dell'ultimo Giudizio sa-ranno più pesanti della montagna di Uhud" (at-Tayalisi e Ahmad).

Il Corano riporta come i malvagi fra gli associanti prendevano in giro i credenti virtuosi, in particolare i deprezzati come Bilal e 'Ammar. Ci racconta anche come la scala dei valori si invertirà il giorno della resurrezione. Coloro che insultano saranno allora oggetto di scherno e di risate: "Invero i malvagi schernivano i credenti; quando passavano nei loro pressi si davano occhiate, ritornando dalla loro gente, si burlavano di loro, e quando li vede-vano, dicevano. "Davvero sono fuorviati!". Certo non hanno avuto l'incarico di vegliare su di loro. Oggi invece sono i credenti a ridere dei miscredenti" (83:29-34).
Quanto alle donne ,Allah le cita separatamente dagli uomini perché insultarsi tra di loro è una delle loro caratteristiche.

Che le persone non si feriscano l'un l'altra

La seconda cosa vietata è di ferirsi gli uni gli altri, cioè di attribuire qualche difetto ad altri. E' come se si ricevesse un colpo di sciabola o di lancia. Si può anche dire che la lingua che ferisce è molto più forte secondo quanto ha detto questo poeta:
"Le ferite delle armi possono cicatrizzarsi, ma quelle della lingua non si cicatrizzano mai."

Nelle parole "Non vi ferite gli uni gli altri" c'è un bellissimo significato che vuol dire anche "Non vi ferite da soli".

Il Corano si esprime infatti per una comunità di credenti che si considerano come un solo individuo, perché si aiutano e si completano, quindi colui che si prende gioco del suo fratello, in realtà si prende gioco di se stesso.

Che le persone non si calunnino e non si diano dei soprannomi

Fra le ferite vietate ci sono anche i soprannomi molesti, cioè chiamarsi gli uni gli altri con dei soprannomi spiacevoli che provocano le risa e lo scherno. Non è permesso all'uomo di ferire il suo fratello chiamandolo con un nome che non gli piace e che gli fa del male. E' una cosa che porta a rompere i buoni rapporti. E' un'aggressione contro la fratellanza, contraria alla cortesia e alle buone maniere.

Il cattivo pregiudizio

L'Islam vuole costruire la sua società sul buon intento e sulla fiducia recipro­ca, non sul dubbio, sul sospetto e le diverse accuse. E' per questo che, per preservare i valori sacri degli uomini, è stato rivelato questo versetto:
"O credenti, evitate di far troppe illazioni, ché una parte dell'illazione è peccato" (49:12).

Queste illazioni vietate sono i cattivi pregiudizi.

Non è permesso al musulmano di avere un cattivo pregiudizio sul suo fratello senza ragione valida e senza prova evidente. In principio la gente è sana da ogni colpa. Le cattive ispirazioni del sospetto non devono esporre la reputa­zione dell'innocente alle accuse maligne.

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha detto a questo riguardo:
"Evitate le congetture, perché le congetture sono il parlare più menzognero"
(al-Bukhari e altri).

Ora, l'uomo, vista la sua debolezza naturale, non è esente dalle ispirazioni del sospetto e del dubbio, soprattutto verso coloro coi quali i rapporti sono diven­tati cattivi. Ma l'uomo è tenuto a non lasciarsi andare e a non seguirle. Questo è il senso di questo hadith: "Quando fai delle illazioni, non le concretizzare nel tuo comportamento" (at-Tabarani).

Lo spionaggio

La mancanza di fiducia ci spinge ad un'azione del cuore che è il cattivo pregiudizio, e ad un'azione del corpo che è lo spionaggio. L'Islam costruisce la sua società sulla pulizia apparente e nello stesso tempo sulla purezza interiore della coscienza. E' per questo che ha unito il divieto di spiare a quello di sospettare. Spesso una è la causa dell'altra.
La gente ha una sfera sacra che non è permesso violare spiando e cercando i loro difetti, anche quando questa gente commette un peccato che riguarda esclusivamente la loro propria persona, mentre agiscono di nascosto e non espongono le loro cattive azioni alla luce del giorno.
Secondo Ibn al-Haytham, il segretario di 'Uqba lbn 'Amir: "Dissi a 'Uqba lbn `Amir: "Abbiamo dei vicini che bevono vino e vado a chiamare la polizia perché li arresti". Mi disse: "Non fare niente. Fa loro piuttosto delle rimostranze e delle minacce". Ibn 'Amir gli disse: "Ho detto loro di smettere e non hanno ascoltato, per questo vado a chiamare la polizia affinché li arresti". 'Uqba disse: "Guai a te! Non lo fare. Infatti ho sentito il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, dire: "Colui che nasconde il difetto di un altro, è come se avesse fatto rivivere dalla sua tomba una bambina sepolta viva alla nascita" (Abu Dawud, an-Nasa'i e Ibn Hibban).

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha assimilato la mania di cercare i difetti degli altri alle caratteristiche degli ipocriti che hanno detto: "Crediamo", senza che i loro cuori abbiano creduto. Li ha violentemente denunciati all'opinione pubblica. 'Umar ha riportato:
"Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, salì sul minbar (il pulpito) e gridò con tutte le sue forze:

"Oh voi che avete abbracciato l'Islam con la vostra lingua, senza che la fede sia entrata nei vostri cuori! Non fate del torto ai musulmani. Non cercate i loro difetti, perché colui che cerca i difetti del suo fratello musulmano, Allah cercherà i suoi difetti. E quando Allah cerca i difetti di qualcuno, svela certi difetti e li sottomette allo scandalo, anche se si nascondono nella pancia del suo cavallo"
 (at-Tirmidhi e Ibn Hibban).

E' per salvaguardare i valori sacri della gente che il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, ha vietato, molto severamente, di spiare la gente nelle loro dimore senza il loro permesso. Ha permesso di vendicarsi di colui che fa del male agli occupanti della casa spiata dicendo:
"Colui che guarda quello che succede in una casa senza l'autorizzazione di chi la abita, a questi ultimi è permesso di cavargli un occhio" (Unanime).


Allo stesso modo, ha vietato di ascoltare le loro conversazioni a loro insaputa e senza il loro consenso. Ha detto:
"A colui che ascolta la conversazione degli altri loro malgrado, gli sarà versato del piombo fuso nelle orecchie il giorno della Resurrezione" (al-Bukhari e altri).

I1 Corano obbliga colui che vuol far visita a casa di qualcuno, a non entrare che dopo aver domandato il permesso e salutato chi c'è dentro:
"O voi che credete, non entrate in case che non siano le vostre senza aver chiesto il per­messo e aver salutato la gente [che le abita]; questo è meglio per voi. Ve ne ricorderete? Se non vi trovate nessuno, non entrate comunque finché non ve ne sia dato il permesso; e se vi si dice: "Andatevene! ", tornatevene indietro. Ciò è più puro per voi. Allah ben conosce quel che fate" (24:27-28).

Un hadith dice: "Chiunque ha sollevato un velo per buttare uno sguardo senza essere autorizzato, ha trasgredito uno dei limiti stabiliti da Allah che non gli è permesso trasgredire" (Ahmad e at-Tirmidhi).

Tutti i testi che vietano lo spionaggio e la ricerca dei difetti altrui si applicano a tutti, siano governanti o sudditi. Mu'awiya ha riportato questo hadith del Profeta, pace e benedizioni su di lui:
"Quando cerchi i difetti della gente, li hai già rovinati o quasi" (Abu Dawud e Ibn Hibban).
Abu Umama ha riportato quest'altro hadith: "Quando il principe sospetta i suoi sudditi, li rovina" (Abu Dawud).

La maldicenza

La sesta cosa vietata nei versetti citati prima è la maldicenza  

 
"non sparlate gli uni degli altri" (49:12).

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha voluto definire il senso di queste parole ai suoi Compagni secondo il suo metodo pedagogico abituale, ponendo una domanda e poi rispondendo.
Disse loro: "Sapete che cos'è la maldicenza?" Dissero: "Allah e il Suo Messaggero lo sanno meglio di noi". Disse allora: "E' quando dici di tuo fratello quello che non gli piace". Qualcuno disse: "Se quello che dici di lui è vero?" Rispose: "Se il difetto che gli attribuisci è vero è maldicenza, se è falso è calunnia"

 (Muslim, Abu Dawud, at-Tirmidhi e an-Nasa'i).

Quello che non piace è che si tocchi i caratteri fisici e morali, le origini e tutto quanto concerne la persona in questione.
'Aisha ha riportato: "Ho detto al Profeta, pace e benedizioni su di lui: "Ti basti sapere che Safiya (una delle sue mogli) è così e così (facendo segno con la mano per mostrare che era di bassa statura)". Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, mi disse: "Hai appena detto una parola che, mescolata con l'acqua del mare, l'inquinerebbe" (Abu Dawud. at-Tirmidhi e al-Bayhaqi).

La maldicenza viene da un desiderio di rovinare gli altri. E' il desiderio di rovinare la reputazione della gente, nel loro onore e nei valori sacri in loro assenza. E' il segno della bassezza e della vigliaccheria. E' infatti un colpo di spada alla schiena. E' questo uno degli aspetti della passività. La maldicenza è lo sforzo di colui che non fa sforzi. E' uno dei picconi della distruzione, per-ché gli amanti della maldicenza raramente risparmiano a qualcuno le loro critiche feroci.

Non c'è da stupirsi nel vedere il Corano presentarla con un'immagine ripugnante che è respinta dalle buone maniere:

"... non sparlate gli uni degli altri. Qualcuno di voi mangerebbe la carne del suo fratello morto? Ne avreste anzi orrore!" (49:12).

 Ora, l'uomo non accetterebbe mai di mangiare la carne di un qualsiasi essere umano. Come accetterebbe di mangiare quella di suo fratello e come accetterebbe di mangiare la sua carogna?

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, non smise d'insistere su questa immagine coranica per inculcarla negli spiriti e fissarla saldamente nei cuori ogni volta che se ne presentava l'occasione.

Ibn Mas'ud ha detto: "Quando eravamo a casa del Profeta, pace e benedizioni su di lui, uno si alzò per andar via. Una volta andatosene, uno degli assistenti disse del male di lui. Il Profeta gli disse: "Pulisciti i denti!". Disse: "Perché mi devo pulire i denti? Non ho mangiato carne". Disse: "Hai appena mangiato la carne di tuo fratello" (at-Tabarani).

Jabir riportò: "Quando eravamo a casa del Profeta, pace e benedizioni su di lui, soffiò un vento maleodorante. Il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, disse: "Sapete che rappresenta questo vento maleodorante? E' l'esalazione di coloro che maledicono dei credenti" (Ahmad).

I limiti in cui è permesso sparlare degli altri

Tutti questi testi ci mostrano il carattere sacro dato dall'Islam alla persona umana. Comunque, ci sono certi casi di maldicenza che i sapienti non proi­biscono. Anche in questi casi eccezionali, bisogna tenersi allo stretto necessario.

E' il caso della vittima di un'ingiustizia che si lamenta di colui che l'ha commessa. Così è portata a dire del male di lui senza però mentire. Gli è permesso di lamentarsi di lui e di parlare della sua ingiustizia. Allah l'Altissimo ha detto:

"Allah non ama che venga conclamato il male, eccetto da parte di colui che lo ha subìto. Allah tutto ascolta e conosce" (4:148).

Può darsi anche che qualcuno cerchi di informarsi su una persona determinata in vista di associarsi con lui in un affare, di dargli la mano di sua figlia o di incaricarlo di fare a suo nome un passo importante. In questo caso, il dovere che ci impone di dare un buon consiglio si oppone a quello di non fare maldi­cenza. Ora, il primo dovere è più importante e più sacro, perciò gli si dà la priorità. Fatima, la figlia di Qays, informò il Profeta, pace e benedizioni su di lui, che due pretendenti avevano chiesto la sua mano, egli le disse riguardo a uno dei due: "E' un povero diavolo senza denaro". Riguardo all'altro disse: "Non fa altro che picchiare le sue mogli".

E' permesso raccontare i difetti di qualcuno anche in un consulto giuridico, come è permesso di farlo per pone fine ad un atto disapprovato.

C'è anche il caso di qualcuno che ha un nome o un cognome spiacevole, ed è conosciuto solo con questo nome, come lo zoppo, il cisposo, figlio di tale, ecc.

Infine c'è il caso di colui che ricusa i testimoni, dubita della sincerità dei riportatori di hadith o di altre informazioni.

L'autorizzazione in questi casi particolari di maldicenza è sottoposta a due condizioni: la necessità e l'intenzione.

1)     La necessità:
Come non c'è una vera necessità di dire del male di un assente, non si ha il diritto di profanare questo ambito sacro. Se questa necessità scompare per semplice allusione, non c'è bisogno di dichiarano apertamente. Se basta par-lare in modo generale, non si deve indicare qualcuno in particolare. Colui che domanda un parere giuridico, quando gli è possibile dire "Che dici di un uomo che fa questo e quello?", non si deve dire: "Che dici ditale figlio ditale?" In tutti questi casi, non deve accusare l'assente di cose che non ha fatto, perché sarebbe calunnia, vietata dall'Islam.

2)     L'intenzione:
L'intenzione è l'arbitro assoluto. L'uomo è in grado di conoscere i moventi che lo fanno agire. E' l'intenzione che pone una fine fra il lamento sincero e il gusto della vendetta, fra la richiesta di un parere giuridico e il desiderio dello scandalo, fra la pura critica e la maldicenza, fra il buon consiglio e il fatto di infangare la reputazione degli altri. Il credente, secondo un detto popolare, rende conto a se stesso più severamente di quanto non farebbe un re tiranno o un socio avaro verso gli altri.

L'Islam giudica colui che presta orecchio alla maldicenza come il complice di chi la fa. Deve invece difendere suo fratello assente e rispondere al detrattore. Un hadith dice infatti:
"Colui che difende suo fratello contro la maldicenza merita davvero che Allah lo liberi dall'inferno il giorno della Resurrezione" (at-Tirmidhi).

Colui che non ha questa bontà d'animo e che non sa impedire alle malelingue di divorare l'onore di suo fratello, il minimo che deve fare è di lasciare questa riunione e di volgere le spalle a questa gente finché non cambiano argomento. Altrimenti, meriterà queste parole di Allah: "sareste come loro". (4:140).

La calunnia

Quando nell'islam si parla di maldicenza si cita insieme un difetto ad essa legato, che l'islam ha così vietato con la massima severità. Si tratta della calunnia che consiste nel riportare e divulgare a qualcuno quello che è stato detto di lui, in modo tale da seminare l'odio fra la gente, deteriorare i loro rapporti o contribuire alla loro rovina.

Il Corano è venuto per denunciare questa villania fin dall'inizio della rivelazione dicendo: "Non dare ascolto a nessun miserabile spergiuro, al diffamatore, seminatore di maldicenza" (68:10-11).

Il Profeta, pace e benedizioni su di lui, ha detto:

"Il calunniatore non entra in Paradiso" (Unanime),

"Le peggiori creature di Allah sono i divulgatori di maldicenza che seminano la discordia fra amici e cercano di infangare la reputazione degli innocenti" (riportato da Ahmad).

Per regolare i disaccordi e portare la pace fra la gente, l'islam permette allora di tacere le male parole che qualcuno ha pronunciato a proposito di un altro. Si possono anche aggiungere buone parole che non si è sentito dire da nessuno di loro. Un hadith dice infatti:
"Non è un bugiardo colui che riporta la pace fra due persone dicendo a ciascuna di loro che una ha parlato bene dell'altra".

L'islam è fortemente contro la gente che sente una parola maligna e si affretta a riportarla, sia per avvicinarsi a qualcuno, sia per cattiveria, sia per semplice amore di distruzione e di corruzione.

Tali persone non si attengono a quello che hanno sentito dire, ma inventano parole che non hanno sentito. Quando sentono delle parole benevole, non le diffondono, ma quando sentono delle parole maligne, le diffondono. Anche quando non sentono niente, se le inventano e non fanno che mentire.

Uno entrò a casa di 'Umar Ibn 'Abd al-'Aziz e disse delle cose spiacevoli di un altro. Umar gli disse: "Se confermi quello che dici, esamineremo quello che hai appena detto. Se menti, fai parte di coloro che sono citati da questo versetto: "Se un malvagio vi reca una notizia, verificatela", e se dici la verità, sei di coloro che sono citati da quest'altro versetto: "diffamatore, seminatore di maldicenza" (68:11). Adesso, se vuoi ti perdoniamo. Disse: "Perdonami, oh Principe dei credenti! Non rifarò più una cosa simile".

Il rispetto della buona reputazione altrui

Abbiamo già visto come l'Islam, con le sue direttive, ha salvaguardato la buona reputazione e l'onore della gente. Ne ha fatto anche dei valori sacri. `Abdallah Ibn 'Umar un giorno guardò la Ka'ba e disse: "Come sei grande e come sei sacra! Ma il credente è più sacro di te" (at-Tirmidhi).

Questo carattere sacro del credente riguarda il suo onore, il suo sangue e i suoi beni.

Nel pellegrinaggio d'addio, il Profeta, pace e benedizioni su di lui, rivolse un discorso all'assemblea dei musulmani. Disse loro: "I vostri beni, il vostro onore e il vostro sangue sono sacri, come è sacro questo giorno di questo mese e in questo paese" (at-Tirmidhi).

L'Islam ha preservato l'onore dell'individuo da ogni parola spiacevole pro­nunciata in sua assenza, anche se è vera. Che ne sarebbe se fosse menzognera e priva di ogni fondamento? Sarebbe una grande colpa e un enorme peccato. Un hadith ha detto:
"Colui che cita un difetto di qualcuno, inventato sempli­cemente per infangare la sua reputazione, Allah lo imprigionerà all'inferno, finché non porterà la prova di ciò che ha detto" (at-Tabarani).

`Aisha ha riportato che il Profeta, pace e benedizioni su di lui, una volta ha detto ai suoi Compagni:
"Sapete qual è la cosa più abominevole presso Allah?" Risposero: Allah e il Suo Messaggero lo sanno meglio di noi". Disse: "La cosa più abominevole presso Allah è la profanazione dell'onore di un musulmano" (Ibn Abi Hatim, Ibn Mardawih, al-Bayhaqi e Abu Ya'la). Poi il Messaggero di Allah, pace e benedizioni su di lui, recitò il seguente versetto:
"Quelli che ingiustamente offendono i credenti e le credenti si fan carico di calunnia e di evidente peccato" (33:58).

La calunnia più importante che attenta all'onore della gente, è quella che con­siste nell'accusare di immoralità le donne credenti e caste. Questo provoca infatti un gran torto alla loro buona reputazione, alla fama della loro famiglia, ed un pericolo per il loro avvenire. Inoltre, c'è un certo desiderio di diffondere l'immoralità nella società dei credenti.

E' per questa ragione che il Messaggero l'ha contata fra i sette peccati capita­li. Il Corano, da parte sua, ha minacciato i loro artefici dei peggiori castighi: "Coloro che calunniano le [donne] oneste, distratte [ma] credenti, sono maledetti in questa vita e nell 'altra e toccherà loro castigo immenso, nel Giorno in cui le loro lingue, le loro mani e i loro piedi testimonieranno contro di loro per quello che avranno fatto. In quel Giorno Allah pagherà il loro vero compenso! Sapranno, allora, che Allah è Vero, l'Evidente" (24:23-25).

Dice ancora: "In verità coloro che desiderano che si diffonda lo scandalo tra i credenti, avranno un doloroso castigo in questa vita e nell'altra. Allah sa e voi non sapete" (24:19).



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Invero, la religione presso Allah è l'Islàm

Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c'è dio all'infuori di Lui, Colui Che realizza la giustizia. Non c'è dio all'infuori di Lui, l'Eccelso, il Saggio. Invero, la religione presso Allah è l'Islàm*. Quelli che ricevettero la Scrittura caddero nella discordia, nemici gli uni degli altri, solo dopo aver avuto la scienza. Ma chi rifiuta i segni di Allah, [sappia che] Allah è rapido al conto. [Corano, 3:18-19]
*[“la religione presso Allah è l'Islàm”: nel rapporto tra uomo e il suo Creatore, (gloria a Lui l'Altissimo) la posizione del primo non può essere che di totale sottomissione, cioè islamica]